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NIKE BERSAGLIATA NEL CONTENZIOSO SUL MARCHIO “TOTAL 90”: IL TIMING DELL’AZIONE E LA COSTOSA NEGLIGENZA BUROCRATICA
di Caterina Basenghi
Una bizzarra – e dispendiosa – vicenda giudiziaria ha recentemente interessato Nike ed uno dei suoi marchi secondari più fortemente esemplificativi del dominio di Nike Football nella dimensione calcistica: Total 90. La linea Total 90 (T90), ideata nei primi anni del secondo millennio, ha vestito fuoriclasse del pallone del calibro di Wayne Rooney, Roberto Carlos e Fernando Torres. Tuttavia, pare che la multinazionale statunitese non abbia correttamente ottemperato agli adempimenti funzionali al matenimento “in vita” della registrazione di marchio “Total 90”. Nike, con un portafoglio di brevetti, design e marchi che annovera migliaia di voci presso l'Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti (USPTO), sarebbe incorsa in una banale – ma fatale – negligenza amministrativa. La registrazione originale del marchio a nome di Nike, depositata il 12 aprile 2010 con numero seriale 85012213 e concessa il 18 settembre 2012 (registrazione n. 4210494), è scaduta nel 2019 per mancato rinnovo. Se non fosse che, profittando del frangente in cui la tutela apprestata da tale registrazione era improduttiva di effetti, Total90 LLC., società a responsabilità limitata avente sede in Louisiana, a partire dal 2019 ha utilizzato, nell’ambito della propria attività commerciale, il segno “Total90” a contrassegno di prodotti digitali legati al calcio, quali app e servizi di fantasy league, per poi espandere il proprio mercato, nel 2022, ad abbigliamento e calzature. Total90 LLC. ha, così, validamente ottenenuto due registrazioni federali presso il competente Ufficio Brevetti e Marchi statunitente sul segno “Total 90”.
 
Ma c’è di più. Come attestato dai documenti depositati presso la Corte Distrettuale Federale del Distretto Orientale della Louisiana (caso Total90 LLC v. Nike, Inc., n. 2:25-cv-02325), Total90 LLC. ha dato impulso ad un’azione legale nei confronti di Nike. Gli addebiti mossi hanno trovato la propria ragion d’essere nelle recenti scelte commerciali operate dalla multinazionale – si allude al lancio in riedizione limitata delle calzature T90 Laser e dei modelli lifestyle – ponendosi esse, pretesamente, in violazione dei diritti di privativa sul marchio “Total 90” in capo alla nuova titolare Total 90 LLC. L’azione è, altresì, fondata su capi d’imputazione per concorrenza sleale ai sensi del diritto federale e statale della Louisiana, sulla base dell’assunto che l’uso del segno “Total 90” da parte di Nike sia idoneo ad indurre in errore il pubblico sull’origine imprenditoriale, sulla sponsorizzazione o sull’affiliazione dei prodotti rilevanti.
 
Quanto sopra intreviene in un momento cruciale per Nike, attesi gli ingentissimi investimenti effettuati per riportare in auge l’estetica retrò T90 per il ciclo dei Mondiali del 2026 e, più in generale, per proporre – e capitalizzare – una sorta di revival nostalgico e vintage. Total90 LLC, dal canto suo, non si è limitata a chiedere l’emissione di un’ordinanza d’urgenza atta a bloccare l’uso del marchio da parte di Nike: ha agito anche per vedere  rimosso il segno da tutti i prodotti e materiali promozionali esistenti, nonché per l’ottenimento dei danni economici che includano i profitti illeciti generati dalle vendite contestate. Total90 LLC. ha, infatti, invocato la teoria della “reverse confusion”, secondo la quale il massiccio rilancio commerciale effettuato da Nike nel marzo 2025 sarebbe stato così dominante da saturare il mercato, inducendo i consumatori a credere erroneamente che fosse la piccola società Total90 LLC. a imitare il colosso dello streetwear calcistico, e non l’inverso. La Giudice federale Wendy Vitter, del Distretto della Louisiana, ha, in ultimo, respinto la richiesta dell’ordinanza restrittiva temporanea avanzata da Total90 LLC., la quale non sarebbe, ad avviso dell’Autorità distrettuale, riuscita a dimostrare né la probabile fondatezza della sua azione nel merito, né la sussistenza di un danno imminente ed irreparabile. Date le premesse, questa potrebbe essere per Nike – che ha alle spalle una storia di vittorie giuziarie in tema di tutela del marchio –  l’occasione per negoziare un accordo stragiudiziale e recuperare i suoi diritti.